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L'arte che fa bene: i vantaggi dell'arteterapia
YOUSPAMAGAZINE - 14/04/2017
arteterapia bambini

Teatro, musica, pittura, scrittura: tutte le arti, figurative o meno, hanno l'obiettivo di rinfrancare l'occhio e lo spirito. Ma non solo. A partire dalla metà del secolo scorso, infatti, l'arte è diventata anche uno strumento terapeutico che, a fianco della medicina tradizionale, contribuisce alla cura di alcune patologie, come autismo, depressione, disturbi cognitivi o dell'umore, in base al principio secondo cui il processo creativo migliora la qualità della vita delle persone. Proprio per questo, anche nelle SPA di tutto il mondo, l'arteterapia è ormai diventata parte integrante dei trattamenti di benessere.

 

Cosa sono le “artiterapie” e come funzionano

L'arteterapia si può declinare in diverse forme: musicoterapia, pittura terapeutica, scrittura terapeutica, teatroterapia. Ciascuna di queste “artiterapie”, seppure con modalità differenti, ha lo scopo di permettere al paziente di elaborare il proprio vissuto, aumentando così la consapevolezza di sé, la capacità di affrontare le difficoltà, il controllo delle situazioni di stress e le esperienze traumatiche.

Perché le “artiterapie” funzionano? Il motivo è semplice: attraverso il linguaggio non verbale si abbattono tutte quelle barriere difensive che le persone costruiscono con le parole, lasciando così spazio alla creatività, all'espressione di sé, alla capacità di trasferire all'esterno ciò che si sente dentro. Nei centri benessere, grazie all'aiuto di personale specializzato, i percorsi di arteterapia hanno proprio l'obiettivo di favorire il relax e diminuire lo stress accumulato.

 

La musicoterapia: cos'è e per chi è indicata

La musicoterapia è una forma di arteterapia molto efficace e indicata tanto agli adulti quanto ai bambini. Attraverso questo tipo di terapia, la musica e i suoi elementi (suono, ritmo, melodia e armonia) diventano gli strumenti migliori per favorire la comunicazione, la socializzazione, l'apprendimento e l'espressione.

 

Musicoterapia e bambini

La musicoterapia è una disciplina espressiva particolarmente adatta ai bambini, dal momento che facilita non solo la comunicazione, ma anche l'apprendimento e la creatività, permettendo ai piccoli di dare forma alla propria fantasia e di esprimersi in modo unico e originale. La musicoterapia, inoltre, aiuta ad affrontare alcuni problemi, tra cui i disturbi del linguaggio, della comunicazione, dell'attenzione e dell'apprendimento, l'iperattività e le diverse forme di handicap di cui possono soffrire i bambini.

D'altra parte, non dobbiamo dimenticare che per i più piccoli imparare a crescere e ad affrontare le difficoltà della vita attraverso la musica è qualcosa di spontaneo e naturale, dal momento che proprio nel grembo della madre il bambino sperimenta un primo dialogo vocale ed emotivo: il ritmo del battito cardiaco, quello della respirazione, senza contare i timbri vocali e le tensioni muscolari, vengono captati dal piccolo e accuratamente memorizzati, contribuendo alla formazione della sua psiche.

 

 

Anche il mondo delle SPA, ormai, non può fare a meno di pensare ai più piccoli. In tantissimi centri benessere, infatti, sono presenti spazi dedicati ai bambini dove vengono proposte attività ricreative ma allo stesso tempo formative, tra cui appunto la musicoterapia. Se siete genitori e avete in programma un soggiorno presso un centro benessere, quindi, potrete portare con voi anche i vostri bambini, che, affiancati da personale specializzato, si divertiranno (e impareranno) attraverso la musica.
 

Musicoterapia e anziani

Non solo i più piccoli: anche gli adulti possono beneficiare del potere terapeutico della musica e in particolare gli anziani, che spesso, a causa del declino fisico e mentale, sono vittime di depressione e isolamento.

Nelle SPA, tramite la musicoterapia, si offre alle persone anziane la possibilità di (ri)scoprire il proprio corpo, il proprio ritmo e porsi così in modo diverso nei confronti dell'ambiente circostante. Grazie alla “voce” della musica e ai percorsi di gruppo organizzati dal musicoterapeuta, gli anziani si sentono accolti, ascoltati e, soprattutto, valorizzati: in questo modo riescono a cambiare la percezione di sé stessi, esprimendo le proprie emozioni e comunicandole agli altri.

 

Teatroterapia: immedesimarsi negli altri per ritornare se stessi

Arteterapia non significa solo musicoterapia. Un'altra disciplina per favorire l'espressione di sé e la partecipazione è la teatroterapia, che attraverso la recitazione si propone di migliorare l'apertura nei confronti degli altri, l'autostima e la consapevolezza di sé, tanto che spesso viene praticata anche nelle carceri nell'ambito dei percorsi di riabilitazione.

Gli esercizi di teatroterapia proposti nei percorsi di benessere si articolano in tre momenti principali: la prima fase del percorso prevede esercizi di movimento, contatto e vocalizzazione, con l'obiettivo di assumere consapevolezza dei propri sentimenti ed emozioni. Successivamente, si inizia a costruire un personaggio, sia esso una persona, un oggetto o un animale, per imparare “linguaggi” differenti. L'ultimo step degli esercizi di teatroterapia consiste nell'analizzare con distacco il personaggio, diventando registi di sé stessi, un lavoro il cui scopo è rispondere all'esigenza di mettere in relazione il mondo esterno e quello interiore, dar forma alle emozioni e razionalizzare i vissuti.

 

Scrittura e pittura terapeutica

Teatroterapia, musicoterapia, ma anche pittura e scrittura terapeutica devono essere annoverate tra le artiterapie. Per quanto riguarda la scrittura terapeutica, l'obiettivo è dar sfogo senza restrizioni ai propri pensieri e sentimenti; per questo non serve pensare allo stile o alla grammatica. L'importante, tuttavia, è che l'esercizio sia costante e continuativo, in modo da essere effettivamente efficace dal punto di vista terapeutico.

Stesso discorso vale per la pittura terapeutica: attraverso l'uso del colore, si riesce a esternare gli stati emotivi interiori, indipendentemente dall'essere “bravi”: l'obiettivo dell'arteterapia, infatti, non è quello di esprimere un talento particolare, bensì di “buttar fuori” le proprie emozioni in modo da osservarle dall'esterno e poterle rielaborare con lucidità.

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